storia smartwatch

Storia degli smartwatch

In questo articolo ripercorriamo brevemente la storia degli smartwatch, dai primi modelli degli anni Ottanta ad oggi. Gli smartwatch si sono dimostrati la prima grande rivelazione dal 1982. Ma a partire dal 2015 sta andando diversamente: in particolare con l’avvento dell’Apple Watch, previsto per quest’anno, si inaugurerà un’intera ondata di accessori tecnologici ‘ indossabili’.
Quindi cos’è cambiato adesso e perché gli smartwatch non sono emersi prima? Diamo uno sguardo ai principali progressi raggiunti e agli errori compiuti.

1982: Pulsar NL C01

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Pulsar è un brand Seiko e sebbene il modello NL C01 fosse piuttosto primitivo per gli standard attuali (ha immagazzinato solo 24 cifre di informazione) è stato rapidamente seguito da altri modelli come l’UC -2000 del 1984 e l’UC-3000 del 1985. Entrambi questi orologi si mostravano ambiziosi, relativamente agli standard tecnologici degli anni Ottanta naturalmente. La mancanza principale riguardava le opzioni di connessione. Anche per il bluetooth occorreva attendere una decina di anni e l’hardware era ancora troppo grande e costoso: basti pensare all’enorme Motorola DynTAC 8000X del costo pari a quasi 4 mila dollari.

1984: Seiko RC-1000

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Questo dispositivo era sincronizzato attraverso un cavo ed era compatibile con vari pc dell’epoca inclusi Apple e Commodore C64.
Un altro modello, RC-4000 (soprannominato il PC Datagraph) era stato prodotto nel 1985, guadagnando un quadrante in acciaio abbandonando il look in plastica; aveva una memoria ram di soli 2 KB.

1990: Seiko Receptor

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Con l’avvento degli anni ’90 si è assistito ad un grande cambiamento nel mondo degli orologi intelligenti ed è avvenuto con l’orologio The Beep della Swatch, che ha seguito le orme del modello Seiko Receptor del 1990, un orologio che funzionava anche come cercapersone.
Per la prima volta gli smartwach erano connessi senza fili al mondo intero; mancavo loro…tutto il resto; altre funzioni cominciarono ad apparire a partire dagli anni Novanta, sempre grazie alla Seiko.

1998: Seiko Ruputer

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Ruputer nel 1998 è stato più un computer che un orologio, potendo vantare un processore da 16 bit e 128 KB di RAM; lo schermo monocromatico LCD di 102×64 non era touchscreen; era possibile scrivere apps per il Ruputer in C.
In quegli anni anche Samsung stava pensando alla categoria degli smartwatch: il suo primo esperimento è stato il suo SPH-WP10, imitato da molti sebbene questo dispositivo non abbia poi riscontrato un notevole successo di pubblico.
IBM e Citizen hanno provato uno smartwatch Linux, il WatchPad, ma ha avuto vita breve; anche Fossil non è durato molto avendo trovato un modo per inserire il Palm OS in uno schermo molto più piccolo: svariati modelli sono stati lanciati dal 2002 al 2005.

2004: Microsoft SPOT

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Microsoft ha l’abitudine di accedere precocemente ad un grande mercato, per cui non c’è da meravigliarsi nello scoprire che stava realizzando smartwatch già una decina di anni fa; la piattaforma di Microsoft è stata chiamata Smart Personal Object Tecnology o SPOT, ed esso utilizzava il broadcast FM per aggiornare i dati degli abbonati nelle principali città degli Stati Uniti; ogni sottoscrizione aveva un costo pari a 59 dollari all’anno. Gli orologi SPOT sono stati distribuiti dal 2004 fino al 2008 e nel 2012 Microsoft ha deciso di chiudere l’aggiornamento di SPOT per MSN.

2009: Samsung S9110 Watch Phone

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Microsoft ha avuto la giusta idea ma la risposta sbagliata. Il futuro dello smartwatch era wireless, ma non tramite FM: tramite Bluetooth. L’inarrestabile marcia della tecnologia smartphone ha significato che tutti i pezzi del puzzle hanno iniziato ad essere messi insieme: migliori batterie, schermi touch screen e basso consumo energetico, connessioni a breve raggio per dispositivi connessi ad internet come gli smartphone.
Dall’inizio del decennio, marchio dopo marchio, si è visto il potenziale di questa idea. Samsung aveva il suo S9110 Watch Phone (2009). Sony Ericsson aveva lanciato il suo LiveView (2010) per estrarre i dati dai telefoni Android, e Allerta InPulse (2010) aveva fatto lo stesso per Blackberry.
Il WIMM One (2011) dei laboratori WIMM ha portato una versione modificato di Android in un dispositivo delle dimensioni di un orologio; Motoactv di Motorola (2011) ha combinato le informazioni fitness e la riproduzione musicale ed Apple ha trovato che molti dei suoi iPod nani (ancora nel 2011) erano finiti sui polsi delle persone.

2012: Pebble e kit per il fitness

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Dalla fine del 2012 la categoria degli wearables ha potuto vantare dispositivi come Nike+ Fuelbands e Jawbone Ups, il Pebble con lo schermo e-paper e il simpatico Cuckoo, lo smartwatch Sony e molti altri tipi di localizzatori GPS e monitor per l’esercizio fisico. Ma mentre molti di essi sono degli accessori davvero di qualità, le vendite relativamente ridotte suggeriscono che non c’è stata una così estesa diffusione degli smartwatch.
Samsung credeva di poter cambiare la situazione.

2013: Samsung Galaxy Gear

Samsung è stata estremamente impegnato nel mercato degli smartwatch, producendo non meno di sei dispositivi, a partire dall’originale Samsung Galaxy Gear nel settembre 2013, insieme ai successivi modelli Gear 2 e il Gear 2 Neo che permettono di tenere il passo con la tecnologia che consente di ricevere messaggi e email sul proprio cellulare.
C’è poi il Gear Fit collegato ad un device Samsung, e il Samsung Gear S  basato su Tizen e dotato di una propria scheda SIM.

2014: Android Wear

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Google è andato alla grande quest’anno con la categoria degli smartwatch, annunciando Android Wear che utilizza Google Now e permette agli sviluppatori di creare smartwatch con quadranti circolari, quadrati o rettangolari. Google si è associato con vari partners per Android Wear- compresi Motorola, Samsung, LG, HTC e Asus- e all’IFA 2014 abbiamo visto i frutti di questa partnership, con l’introduzione di Moto 360, LG G Watch R e l’Asus ZenWatch.
Android Wear ha già prodotto alcuni smartwatch di bell’aspetto ma essi hanno subito lo spettro dell’imminente arrivo di un’indossabile firmato Apple, annunciato a settembre.

2015: Apple Watch

Si è dovuto attendere il 2015 ma Apple ha mostrato l’Apple Watch a settembre scorso, presumibilmente con la speranza che chiunque stesse cercando di comprare uno smartwatch a Natale potesse avere dei ripensamenti; in effetti, la sola presenza di un Apple Watch presente nel futuro mette ancora alla prova la nascente categoria di questi prodotti.

Storia degli smartwatch Ultima modifica: 2015-04-13T15:54:25+00:00 da vijxgm

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